Nel post precedente ho parlato della Rivelazione di Dio, che dice all'uomo cosa deve fare per essere felice. Non vorrei dare l'impressione di essere quello che dice le cose senza dare i giusti approfondimenti. Quindi voglio qui dare delle semplici indicazioni in merito, senza pretendere di approfondire il discorso come meriterebbe di essere fatto. Intanto colgo l'occasione di ricordare che anche Roberto Benigni nelle sue letture di Dante Alighieri ha decantato la bellezza del Vangelo fosse anche solo come bellezza narrativa-letteraria anche se per lui è molto di più di una bellezza letteraria. Questo come stimolo ad approfondire la conoscenza del Libro Sacro. Nel sesto capitolo del Vangelo di Giovanni si racconta che la folla chiede a Gesù: "Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?" e Gesù risponde: "Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato" cioè credere in Gesù Cristo stesso. Nel terzo capitolo, sempre del Vangelo di Giovanni, Gesù parlando a Nicodemo dice che "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie". Chi crede ha la vita eterna perché in Gesù Cristo "vede" l'uomo come dovrebbe essere secondo il pensiero eterno di Dio. "Vedere" è già essere come Lui, come Gesù Cristo, è già incominciata la Redenzione della nostra anima, intendendo per "vedere" il vedere con gli occhi dell'anima. Anche nella prima lettera di Giovanni (terzo capitolo) , parlando della visione beatifica di Dio, viene sancita l'uguaglianza sostanziale tra il vedere e l'essere: "Sappiamo però che quando Egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è".
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