Ieri sera la trasmissione Blunotte, condotta da Carlo Lucarelli, ha parlato di mafia e "pentiti" di mafia, ovvero "collaboratori di giustizia". Come era da prevedere, nella mafia non si fa tutto solo per crudeltà gratuita, ma c'è una buona dose anche di fatalismo e di rassegnazione: "tanto tutto deve andare così"! Raccontava un "pentito" che i primi omicidi che ha dovuto fare, lo hanno fatto stare male. Poi fece gli altri "senza pensare a niente", perché "tanto se non ero io a sparare sarebbe stato un altro"! Una donna "pentita" ha raccontato di essere diventata boss mafiosa fatalmente e inaspettatamente, perché i suoi fratelli erano stati incarcerati e lei si trovò di colpo a ereditare gli affari di famiglia! Poi ha deciso di collaborare con la giustizia quando veniva intaccata la vita degli stessi suoi figli e ha capito che il gioco non valeva la candela! Io, se fossi stato al posto dell'intervistatore, avrei voluto domandare a lei: ma è possibile che, quando si tratta della vita degli altri, non capite che la vita degli altri vale quanto la vostra vita e quanto la vita dei vostri figli? Non capite che anche gli altri hanno qualcuno che li aspetta a casa la sera e che si preoccupa per loro e per la loro vita tanto quanto voi vi preoccupate della vita dei vostri figli? Domanda banale forse, e forse è per questo che l'intervistatore non la ha fatta! Allora non bisogna pensare che i mafiosi non hanno cuore! La mafia è un'organizzazione: la giustificazione (non ci sono giustificazioni, nda) più nobile che un mafioso può fare della mafia è che la mafia si oppone a una istituzione (lo Stato) che ritiene ingiusta e oppressiva! Ma se veramente ti vuoi opporre all'ingiustizia allora devi agire con giustizia, devi essere giusto in te e non devi diventare il paladino dell'ingiustizia diventando mafioso e commettendo crimini e ingiustizie 10,100,1000 volte peggiori! La mafia è un'organizzazione: come i governi mandano i soldati in guerra e i soldati sono autorizzati e obbligati a sparare al "nemico", così i killer mafiosi! Siamo in guerra, siamo sempre in guerra, basta solo trovare un "nemico" e poi giù, raffiche di mitra senza pietà! E chi se ne importa se il "nemico" ha a casa una madre, un padre, una moglie, dei figli che lo aspettano? E' "nemico" e tanto basta! Viviamo in questa concezione deformata del valore della vita, per cui se muoiono 6 soldati italiani in Afghanistan è lutto nazionale, mentre è un giorno come un altro quando ogni giorno muoiono decine o centinaia di soldati "nemici" in Iraq e in Afghanistan! Se la guerra fa male, bisogna pensarci prima, o no? E bisogna pensarci anche sulla pelle degli altri e non solo quando ci toccano il sangue del nostro sangue, o no? Ed essendo in guerra, lo siamo anche, soprattutto, gli uni contro gli altri nella vita quotidiana! Prima di tutto pensare ai propri figli, che abbiano un buon posto di lavoro, che abbiano un buon futuro e poi dei figli degli altri, ma chi sse ne frega? E' così che qui si concepisce la vita e poi non ci lamentiamo se c'è crisi e se non c'è solidarietà! Ma se invece io dimostro di amare i figli degli altri, allora dimostro di amare davvero anche i miei figli, perché dimostro di avere capito davvero che cos'è l'amore verso una persona qualunque! Viviamo in questo cinismo, in questa superficialità: prima di tutto i propri figli e poi tira a campa'! Finché viviamo in questa società, nella quale c'è spazio solo per il proprio giardino di casa, per la propria automobile e per i propri figli, possiamo davvero sperare che la mafia adotti un comportamento diverso? Se davvero non prendiamo a cuore la sorte dei figli altrui, così come se fossero i figli nostri, possiamo mai davvero sperare di cambiare la società? La mafia trova infatti terreno fertile in questa società, società nella quale esistono solo le convenienze e gli affari privati, dove il prossimo e i suoi figli sono ignorati come se non esistessero affatto! La società ammazza i suoi figli con lo sprezzo e con l'indifferenza. La mafia li ammazza con colpi di fucile. Non c'è tanta differenza............!
sabato 24 ottobre 2009
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